Edmund Husserl, filosofo tedesco di origine ebraica, è considerato il fondatore della fenomenologia, una delle correnti più influenti della filosofia contemporanea. Il punto di partenza della sua riflessione è una critica radicale alla scienza moderna e alla sua pretesa di descrivere in modo esaustivo la realtà. Husserl denuncia la perdita del significato "umano" della scienza, ossia la sua progressiva separazione dalla vita concreta e dall’esperienza vissuta. La scienza, nata per dare senso al mondo e rispondere alle grandi domande dell’uomo, si è trasformata in una mera scienza di fatti, che si occupa esclusivamente di ciò che è oggettivamente osservabile e quantificabile.
Questa trasformazione ha prodotto, secondo Husserl, un impoverimento profondo della conoscenza. La scienza moderna si limita a descrivere e calcolare i fenomeni naturali, ma non è più in grado di dare risposte alle domande fondamentali dell’esistenza: che senso ha la vita? Cosa significa esistere? Qual è il nostro rapporto con il mondo? In altre parole, essa si è chiusa in un orizzonte puramente tecnico e oggettivo, trascurando totalmente la dimensione soggettiva ed esistenziale dell’essere umano.
Husserl afferma che la scienza ha elaborato una conoscenza astratta e matematica della natura, una conoscenza fondata su concetti ideali e su modelli teorici che hanno finito per sostituirsi alla realtà concreta dell’esperienza. La scienza non parte più dal modo in cui viviamo e percepiamo il mondo, ma costruisce un sistema autonomo di rappresentazioni, un universo simbolico fatto di formule, numeri e schemi astratti. Così facendo, essa ha sovrapposto un insieme di idealità astratte alla concreta esperienza vissuta, perdendo il contatto con ciò che realmente conta per l’esistenza umana.
Questa sovrapposizione ha causato una vera e propria crisi del sapere moderno, una crisi che Husserl denuncia in modo esplicito nelle sue opere più mature, come "La crisi delle scienze europee". Secondo il filosofo, il compito della filosofia è proprio quello di affrontare questa crisi e di restituire alla conoscenza il suo legame originario con la vita. Pertanto, egli sostiene che occorre inaugurare una filosofia che riscopra il senso perduto delle cose in rapporto alla soggettività.
La fenomenologia nasce proprio con questo intento: recuperare il mondo della vita, il mondo così come viene vissuto prima di ogni elaborazione teorica. Questo significa rivolgere l’attenzione alla coscienza, al soggetto che fa esperienza, che percepisce, ricorda, immagina, giudica. Il punto di partenza di ogni analisi filosofica, per Husserl, deve essere la soggettività intenzionale, cioè la coscienza che si rapporta sempre a qualcosa, che è sempre coscienza di qualcosa.
Il metodo fenomenologico si basa su una sospensione del giudizio, chiamata epoché, attraverso la quale si mettono tra parentesi le credenze abituali sul mondo per poterlo osservare nella sua purezza, così come appare alla coscienza. In questo modo, la filosofia può tornare a essere una scienza rigorosa, capace però di cogliere il significato profondo della realtà vissuta, senza ridurla a un insieme di oggetti fisici o a funzioni meccaniche.
In definitiva, Husserl propone un nuovo inizio per la filosofia, che non si limiti a seguire il modello delle scienze naturali, ma che si occupi del senso, dell’esperienza e del vissuto. Solo così si può sperare di superare la crisi della modernità e di recuperare un sapere autenticamente umano, radicato nella soggettività e nella vita concreta.

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